Parco nazionale del Pollino
SUPERFICIE: 192.565 ha
ANNO DI ISTITUZIONE: 1988
ALTITUDINE: 2267 m
UBICAZIONE E ACCESSIBILITÀ: al confine tra Basilicata e Calabria; in Basilicata è facilmente raggiungibile dall’uscita Mormanno Scalea della A3 Napoli Reggio Calabria e percorrendo poi l’itinerario Rotonda Viggianello San Severino Lucano Francavilla in Sinni Terranova del Pollino; in Calabria invece partendo dall’uscita Castroviliari Frascineto della A3, si raggiunge San Lorenzo Bellizi.
INFORMAZIONI: Ente Parco Nazionale del Pollino, via Mordini, 20 – Palazzo Amato 85048 Rotonda (PZ), tel.0973/667803, fax 0973/667802.
PERIODO DI VISITA: tutto l’anno, preferibilmente dalla primavera all’autunno.
ATTIVITÀ PER I VISITATORI: escursionismo naturalistico e culturale, sci di fondo e sci alpinismo d’inverno.
SENTIERI: esistono sentieri tracciati che consentono di visitare tutte le zone più interessanti.
ALLOGGI: alberghi e campeggi nei comuni del parco.
La montagna del Mezzogiorno d’Italia
Posto al confine tra Basilicata e Calabria e malgrado con i suoi 2267 metri sia la più alta cima del meridione d’Italia dopo l’Etna, il massiccio del Pollino non è molto noto al pubblico generale, ma è invece considerato dai naturalisti una delle zone più importanti del nostro Mezzogiorno.
Selvaggio, ricco di fauna, poco conosciuto: non è un caso se per decenni è sempre stato inserito tra i parchi nazionali da istituire, fino al 1993, anno in cui ha visto finalmente la luce.
Il Pollino e i Monti di Orsomarso Verbicaro che compongono il Parco sono territori selvaggi non toccati dagli insediamenti e tuttora poco frequentati dal turismo. Un paradiso per chi ama la natura dove compiere escursioni sempre di grande qualità. Le praterie d’alta quota, come i famosi piani del Pollino, sono caratterizzate dalla presenza di circa 2000 pini loricati, molti dei quali plurisecolari. Ma ci sono anche le gole, in cui scorrono torrenti cristallini come l’Argentino e l’Abatemarco, e grandi foreste, con estese faggete in cui vivono cerulei abeti bianchi. Le gole del torrente Raganello, il monte Dolcedorme e la serra delle Ciavole, la Grande Porta del Pollino e l’orrido del Malavento sono tra le zone più interessanti del parco e ne comprendono un po’ tutti gli aspetti. Gli ambienti selvaggi e poco frequentati dall’uomo rendono ricca e interessante la fauna, che ha nel lupo la sua specie più rappresentativa, presente con una trentina di individui suddivisi in piccoli branchi in tutto il territorio del parco, ma soprattutto nelle zone più alte e meno disturbate. Altre presenze molto importanti sono quelle del capriolo nella zona dell’Orsomarso e della lontra che ancora vanta una discreta popolazione nei torrenti più integri. Tutte queste specie sono di difficile osservazione, come del resto il gatto selvatico, la volpe, il tasso, la puzzola, la martora, la faina e l’istrice. Le osservazioni di mammiferi non sono quindi numerose, ma saranno comunque interessanti soprattutto se si farà tesoro di tracce, segni e orme che gli animali lasciano sul loro cammino. Maggiori soddisfazioni le darà invece il bírdwatching: con un po’ di fortuna, oltre all’aquila reale, si potranno osservare il biancone e il capovaccaio. Tra i rapaci sono presenti anche lo sparviero e l’astore e, per i notturni, l’allocco, il barbagianni e il grande gufo reale. Nelle foreste, lasciandosi guidare dai loro canti e dal loro tambureggiare sui tronchi degli alberi, si possono scorgere i picchi, presenti nel parco con ben cinque delle sei specie dell’Appennino meridionale. Non è facile trovare una zona dove vivano il grande picchio nero, il picchio rosso maggiore, il raro picchio rosso mezzano, il piccolo picchio rosso minore e il picchio verde, che tutti insieme dimostrano invece il valore ecologico delle foreste del Pollino.